Lasciare unire i puntini al lettore va bene, ma i puntini ci devono essere

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Il 23 Agosto del 2011, in questo articolo, scrivevo così:

Per quanto lo scrittore si possa impegnare per descrivere in maniera dettagliata ogni scena, oggetto o personaggio, che la sua fervida fantasia possa immaginare, tramite il racconto scritto egli non riuscirà mai a farlo in maniera completa. Sarà sempre il lettore che completerà con la propria immaginazione tutto ciò che è stato tralasciato dall’autore.

A quasi tre anni di distanza, quello che penso adesso sull’argomento è leggermente cambiato. In tutti questi anni di studio sulla narrativa la mia visione è stata modificata e il concetto può essere sintetizzato con la frase del titolo di questo articolo: “Lasciare unire i puntini al lettore va bene, ma i puntini ci devono essere”.

Il concetto non è molto diverso da quello che avevo intuito tempo addietro ovvero quello che l’autore di uno scritto, per quanto bravo, non riuscirà a descrivere in maniera tutto. Concetto che in particolare potrebbe cozzare con il dictat dello “show, don’t tell” (sdt). Mostrare mostrare mostrare. Ovvero l’impegno dello scrittore di immergere il lettore nel racconto mostrando la scena con descrizioni oggettive e dettagliare di ogni passo. L’esasperazione di questo concetto, d’altro canto, porta a lugne e noiose descrizioni di ogni cosa e azione.

Da qualche parte ho letto che il compito dell’autore è quello di tracciare i punti di una storia e lasciare che il lettore uisca i puntini come in quel famoso gioco della settimana enigmistica. E questo, per dare al lettore un ruolo “attivo” nella storia, per renderlo partecipe dello svolgersi degli eventi, per non fargli “subire” ogni scena o considerazione, per evitarli la noia o dargli l’impressione che l’autore voglia propinargli l’ovvio.

E’ sacrosanto e in linea con lo sdt, che profetizza: mostrare sì ma raccontare per evitare la noia o shock per il lettore. Ed è anche in sintonia con l’intuizione che stà alla base dell’aticolo di tre anni fa. Ma spesso mi capita di leggere racconti in cui l’autore salta, volontariamente o per errore, qualche puntino: ovvero qualche punto o indicazione fondamentale della scena; e ciò crea disagio e disorientamento al lettore.

Per fare un esempio:

John si tirò a sedere sul letto con gli occhi che si rifiutavano d’aprirsi e la bocca secca. Si stropicciò le palpebre con il dorso della mano destra e la parete bianca della sua stanza apparve di fronte a lui, accanto all’armadio il poster in cui Axel Rose gridava al mondo tutta la sua trasgressione.
Stiracchò le braccia verso l’alto e la schiena scricchiolò ricordandgli che ormai l’età in cui sognava di pogare ad un concerto dei “Gun’s” era passata da un pezzo. Lanciò un’occhiata alla sveglia sul comodino: le nove e venticinque dannazione! Quella maledetta sveglia si era dimenticata, ancora una volta, di svegliarlo, o forse era lui che si era dimenticato di puntarla. Ma questo aveva poca importanza si percipitò giù dal letto e si avvicinò all’armadio. Afferrò il primo paio di jeans che gli capitò a tiro e corse fuori. Aveva cinque minuti per arrivare in ufficio.

Chi di voi ha sentito la necessità di sapere che John ha afferrato il pomello dell’armadio ed ha aperto l’anta? O invece a preso i jeans da un cassetto?

In questo caso i due puntini sono: “si avvicinò all’armadio” e “afferrò il primo paio di jeans”. Al lettore resta il compio di unire i puntini e immaginarsi ciò che fa il soggeto tra i due punti.

Ma se uno dei due puntini mancasse o se tra i due ce ne fosse uno indispensabile per caratterizzare la scena, allora il lettore si troverebbe disorientato oppure potrebbe immaginarsi qualcosa di ingannevole ovvero un disallineamento tra ciò che lo scrittore vuole comunicare e quallo che viene recepito dal lettore.

Rivediamo la scena senza un puntino:

John si tirò a sedere sul letto con gli occhi che si rifiutavano d’aprirsi e la bocca secca. Si stropicciò le palpebre con il dorso della mano destra e la parete bianca della sua stanza apparve di fronte a lui, accanto all’armadio il poster in cui Axel Rose gridava al mondo tutta la sua trasgressione.
Stiracchò le braccia verso l’alto e la schiena scricchiolò ricordandgli che ormai l’età in cui sognava di pogare ad un concerto dei “Gun’s” era passata da un pezzo. Si percipitò giù dal letto e si avvicinò all’armadio. Afferrò il primo paio di jeans che gli capitò a tiro e corse fuori. Aveva cinque minuti per arrivare in ufficio.

Un puntino fondamentale manca ovvero la consapevolezza che il soggetto sia in ritardo. Il solo precipitarsi giù dal letto non è sufficiente. Il lettore è costretto ad immaginarsi troppo e la cosa lo lascia disorientato.

Se mancasse l’indicazione della “non-più-verde” età del protagonista o del fatto che lui sia un fan sfegatato dei “Gun’s”, potrebbero passare inosservati. Magari più in avanti questi punti potrebbero servire per lo svolgersi della trama, ma in questa scena non sono fondamentali. Lo sguardo alla sveglia e la considerazione che questa non ha suonato, e anche la re-iterazione di questo malaugurato evento, invece sono fodamentali per creare la tenzione necessaria alla scena e per giustificare il precipitarsi verso l’armadio del protagonista. Lo spiegarlo dopo con la frase: “Aveva cinque minuti per arrivare in ufficio.” non è sufficiente, il puntino mancante in questo caso è indispensabile.

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